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Le chiese abbandonate di Sai Kung

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E i sacerdoti missionari italiani fra gli hakka. Di Stuart Heaver (Tradotto da L. Pavese). Una volta, in quell’area che è oggi è diventata il Sai Kung Country Park, i sacerdoti italiani che camminavano col loro passo pesante fra i vari villaggi Hakka, provvedendo ai bisogni spirituali di un gregge molto entusiasta, erano una visione molto frequente. Rimangono però scarse tracce di quei missionari, fatta eccezione per un gruppetto di chiesette, alcune abbandonate, nascoste negli angolini più remoti della campagna. Per più di un secolo, devoti giovani provenienti dal Seminario delle Missioni Estere di Milano (ora chiamato PIME) si fecero chilometro dopo chilometro sui sentieri di campagna per celebrare la Messa, un funerale o un matrimonio. Tutto cominciò circa 150 anni fa, la domenica di Pentecoste del 1866, quando Padre Gaetano Origo battezzò i primi abitanti della zona a Sai Kung; dove al posto di quella che è oggi la cittadina vi era solo un piccolo paese fuori man...

The Other Religious Art

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Jijé Di Massimo Introvigne (translated by L. Pavese) Joseph Gillain (1914-1980), also known as Jijé, one of the greatest authors in the history of comic-books, was born one hundred years ago in Gedinne, Belgium. He was remembered in an exposition at the Maison de la Bande Dessinné (House of the Comic Strip) of Brussels, Belgium. (This article was written and translated by me at that time. L. Pavese). Jijé by Jijé T he exhibit is very rich with previously unpublished works and original drawings. Rino Cammilleri already wrote about Jijé on La Nuova Bussola Quotidiana at the time of the reprinting of the Italian edition of Jijé’s Don Bosco (ReNoir - Nona Arte, Milan, 2013); but the Brussels show places Jijé in the right context and helps us to understand him better. T he Belgian school of comics, whose other famous representative was Hergé (Georges Remi, 1907-1983), the creator of Tintin, is known as the school of the “clear-line,” as opposed to the two other...

Winged Spears

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          The Ethiopian Air Force in the 1935 War of Abyssinia in the context of cancel culture, censorship and false beliefs.      By Alberto Alpozzi, photo-reporter.      The  PEGASOS AITHIOPIKOS, shown in the 1350 illustration above, was a breed of winged, horned horse believed to be native to Aithiopia—Ethiopia—in sub-Saharan Africa. It was said to descend from Pegasus, the celebrated horse of Greek myth, who was himself believed to have been born on the shores of the Red Sea near Aithiopia.      Ancient writers, including the Roman author Pliny the Elder in the 1st century, readily accepted that such a creature lived in Ethiopia.      Today, another Ethiopian myth has reappeared—promoted by false historians with political agendas: the image of the Ethiopian warrior, armed only with a spear and shield, sacrificing himself to defend his homeland against a technologically superior Europe...

Papoose

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Papoose, negli Stati Uniti, significa un bebè indiano, nel senso di aborigeno del Nord America. In quel senso, però, la parola non si può più usare, perché è considerata offensiva. Ma papoose indica anche quella specie di culla portatile, usata appunto dagli indiani per portare sulle spalle i bambini. La Piper Aircraft aveva iniziato a dare ai propri aeroplani nomi di tribù nordamericane, (famosissima la linea dei Cherokee, che diventerà una delle serie di aerei più prodotte della storia). All’inizio degli anni 1960, la Piper decise di costruire e collaudare un nuovo aereo in materiali compositi, quando ancora si facevano aerei in tubi e tela. In quel senso, allora, si capisce la scelta del nome, Papoose, per il nuovo velivolo: era il nuovo nato nella stirpe degli indiani. Ma era anche la culla di quelle nuove tecnologie, che oggi sono all’ordine del giorno. Piper PA-29 Papoose Un aereo biposto da addestramento in materiale composito che era di trent’anni in anticipo sui tempi di Frank...